IL TUO CORPO COME UNA MOLLA  (coach Gianpaolo Coppo)

Viene da me un giocatore e mi chiede di allenarlo. E’ veloce, arriva sulla palla, si piazza bene con i piedi e colpisce usando la forza del braccio. Gli faccio vedere qualche giocatore che si sta allenando. In qual caso specifico c’era David Nalbadian. Era scioltissimo, sembrava accarezzare la palla, sicuramente il suo braccio era completamente decontratto, NON USAVA LA FORZA PER COLPIRE LA PALLA, MA QUESTA USCIVA VELOCISSIMA DALLE CORDE. Con David ci conosciamo da tanti anni, spesso si è allenato con i miei giocatori. Inizio ad impostare il lavoro sul diritto con il mio nuovo giocatore: “immagina che il tuo corpo sia una molla”. Schiacciamo questa molla e contemporaneamente ruotiamo la parte superiore rispetto a quella inferiore come se avvitassimo la parte superiore , sopra al bacino rispetto alla parte inferiore. QUANDO DECIDIAMO DI IMPATTARE LA PALLA LASCIAMO ANDARE LA MOLLA CHE, NON PIU’ TRATTENUTA, SI “SVITA” MENTRE SALE. Pensa alla forza come qualcosa di necessario per caricare la molla. Caricata la molla occorre solo lasciare andare l’energia che si è prodotta. Un arciere usa la stessa logica, talvolta anche tanta forza, per tendere l’arco, ma sicuramente per scoccare la freccia occorre solo che lasci andare.

Giochiamo alcuni colpi. All’inizio deve trovare la distanza dalla palla, che usando questa logica, cambia rispetto al solito. Poi la palla inizia ad uscire veloce, è meno “colpita” e sembra “accarezzata”. Lui mi dice: “si, fatico pochissimo e la palla va lunga ma se non uso la forza del braccio tiro piano”. Non è vero perché la palla esce più veloce e glielo conferma il giocatore dall’altra parte della rete.

“Una volta che l’arciere tira l’arco deve restare nella tensione fino al momento di scoccare la freccia”. Se in qualche modo volesse “spingerla” con la mano che stringe la corda perderebbe solo l’energia che ha accumulato. Caricata la molla comprimendola e avvitandola adesso lasciala andare. Allora TUTTO IL CORPO, SEGUENDO UNA CATENA CINETICA PRECISA, PARTECIPERA’ AL COLPO, ANDANDO TUTTO INSIEME ALLA STESSA VELOCITA’. Se cerchi di mandare il braccio più veloce rispetto al resto del corpo puoi solo interrompere questa catena. Magari la prossima volta cercherò di parlare in maniera “operativa”, in modo che chi volesse provare a lavorare in questo modo possa farlo. Forse paragonare un diritto ad una molla che si comprime e contemporaneamente si avvita può essere una metafora. Tanti anni fa ho letto un libricino sul tiro con l’arco. Lì per lì non me ne sono accorto, ma sicuramente mi ha aperto prospettive nuove. L’ho riletto tantissime volte trovando sempre nuovi spunti. Si intitola: “Lo zen e il tiro con l’arco”, scritto da Heugen Herrigell, edito da Adelphi. L’ho consigliato a tanti miei giocatori ed amici.