” LA PASSIONE PRIMA DI TUTTO ” (articolo del coach GIAMPAOLO COPPO)

LA MOTIVAZIONE E’ ENERGIA, E’ BENZINA. E’ FONDAMENTALE NEGLI ATLETI, MA E’ ALTRETTANTO IMPORTANTE NEGLI ALLENATORI. CHIEDIAMOCI CON ONESTA’ SE NOI COACH ABBIAMO QUELLA MOTIVAZIONE CHE CHIEDIAMO AI NOSTRI ATLETI.

Ero a Indian Wells (Miami, USA) e Riccardo Piatti, l’allenatore italiano che ha avuto i risultati migliori, aveva organizzato una riunione tra tutti gli allenatori italiani, e non solo, per parlare di tennis. Attorno ad un tavolo erano sedute una decina di persone che allenano tutti gli italiani, maschi e femmine presenti nel torneo. C’era una bella atmosfera, eravamo tutti rilassati ma nello stesso tempo attenti, interessati. E’ raro avere l’occasione di incontrarsi per parlare di tennis.

Apre Riccardo con una domanda: “qual è la cosa, lavorando con un giocatore, che vi fa pensare che possa arrivare ad alto livello ? “. Vengono fuori tante cose, tutte giuste, sia caratteristiche fisiche che tecniche. Quando tocca a Riccardo lui dice: “per me la prima cosa è la motivazione, la passione”. Io non avevo ancora parlato. Ero d’accordo con lui: la motivazione è energia, è benzina. Dunque dico che sono d’accordo e aggiungo che, per quanto mi riguarda, mi sono dovuto render conto che all’inizio ero abituato a vedere se c’era motivazione nel nostro atleta , ma è altrettanto importante vedere con onestà se noi abbiamo quella motivazione che chiediamo agli atleti. Chiediamo loro di investire su loro stessi. Noi facciamo la stessa cosa ? Siamo disposti ad investire e a condividere i rischi con i nostri giocatori dal punto di vista economico ? Li accompagnamo solo al Roland Garros o andiamo anche in Uzbekistan, anzi soprattutto in Uzbekistan, che al Roland Garros probabilmente troveranno motivazioni e stimoli, certamente più difficili da trovare in posti faticosi. Se chiediamo loro di giocare una trentina di tornei all’anno in giro per il mondo, siamo disposti a condividere con loro una vita così ?

Se il tennis è la mia vita, tutto quello che faccio per il tennis, allenarmi duramente, mangiare in un certo modo, rinunciare a feste e divertimenti, non è più un sacrificio, ma diventa una scelta che mi fa sentire in armonia con la vita che mi sono scelto. Questa strada la sento come mia, al di là dei risultati o dei soldi che guadagnerò. Questo non vuol dire che se arriverò in alto non sarò contento di guadagnare molto e di diventare famoso, ma non sono queste le ragioni della mia scelta di vita, queste sono le conseguenze.

Vincent, un bravissimo psicologo che lavorava per Corrado e che ho conosciuto in Coppa Davis, parlava di motivazione autonoma. Aveva fatto molte ricerche su atleti di alto livello. Quando chiedeva loro perché concorressero, se per soldi o per desiderio dei familiari o altro, la quasi totalità degli atleti lo guardava come se la domanda fosse stupida. Lo sport che praticavano era la loto vita, era quello che volevano fare e che avrebbero fatto anche gratis.

Nel momento in cui mi pongo la domanda: continuo ? vale la pena ? non mi conviene fare il manager o l’allenatore ? IN QUEL MOMENTO HO GIA’ SMESSO, non ho più la motivazione intrinseca, con tutta l’energia che ne consegue. Questo non vuol dire che posso continuare ad un certo livello. Questo vale per il giocatore e per l’allenatore. Almeno per quello che intendo io essere un allenatore……

(Il coach Giampaolo Coppo è il responsabile del settore agonistico del C.S. PLebiscito di Padova dove si allena anche Melania con il suo coach Alessandro Bertoldero).

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