L’IMPORTANZA DI “ACCETTARE” (di Gianpaolo Coppo, 04.2016)

A VOLTE E’ PIU’ UTILE AFFRONTARE LA NOSTRA REALTA’ E LAVORARE CON ESSA PIUTTOSTO CHE CONTINUARE AD ACCANIRSI SULLE DEBOLEZZE.

Ogni giocatore di livello ha imparato a giocare e cercare di vincere il match che sta giocando in condizione diverse. Se c’è il vento cercherà di “usarlo” e non perderà lucidità arrabbiandosi…Tanto il vento c’è. Se la prima di servizio non entra userà il servizio in maniera diversa per cercare ugualmente il punto. So di dire cose ovvie, ma ogni allenatore sa quanto sia difficile “accettare” condizioni che non ci piacciono e quanto questo faccia la differenza.

Stavo seguendo Mara Santangelo, che aveva passato a Wimbledon le qualificazioni e stava giocando il secondo turno contro Serena Williams. I box degli allenatori delle giocatrici sono attaccati e il padre di Serena era seduto sotto di me. L’americana aveva perso il primo set e si lamentava continuamente che non riusciva a giocare il diritto. Ad un certo punto Richard le ha urlato una parolaccia e le ha detto: “se non ti entra il diritto gioca il rovescio”. Ha smesso di parlare e la partita è girata. Il messaggio era chiaro: inutile che ti arrabbi e ti accanisci, gioca con quello che hai ora.

Un altro esempio. Ero con Daniele a Kitzbuel. Doveva giocare contro Shaller. Perse 6\4 al terzo. Shaller aveva giocato a lungo in Italia i tornei minori. Guardandolo non avrei immaginato che sarebbe diventato un ottimo professionista; faceva fatica con il diritto, aveva poco controllo e voleva tirare forte arrabbiandosi ogni volta che sbagliava. passava ore e ore a lavorarci con la rabbia addosso. Odiava il suo diritto. Poi, forse, ha deciso di venire a patti con il suo diritto. Si è messo ha giocare lungo, cercando solidità e lavorando lucido e non con la rabbia dentro. Ha fatto pace con il suo diritto e si è costruito schemi che gli permettessero di usarlo. A quel punto ha potuto mettere in campo tutte le sue doti fisiche e morali arrivando ad esprimere le sue potenzialità.

Un ultimo esempio. Allenavo Mara da pochi giorni. Veniva da un periodo difficile e stavo cercando di conoscerla. Ogni volta che la palla andava a tre passi da lei la lasciava, ma non per pigrizia… sembrava avvilita. “Sono lenta, come faccio a vincere una partita con avversarie tanto più veloci di me ? “. Le racconto di quando vedevo giocare la Davenport all’inizio della sua carriera. Una ragazzona con un talento fantastico, una velocità di palla incredibile, ma lenta e mi sembrava che si sentisse goffa e a disagio ogni volta che la situazione in campo le riportasse alla mente la sua lentezza. Poi è cambiato tutto. Immaggio che si sia detta: ” Sono lenta ? ‘sti cazzi ! Tiro forte e devo comandare il gioco, certo devo migliorare in difesa, ma il mio obiettivo è essere una giocatrice che comanda gli scambi”. Per cui sono importantissimi i colpi d’avvio: servizio e risposta. “perché, se comando, il punto quasi sempre lo faccio io; se poi la mia avversaria riesce a spostarmi e fa il punto… brava lei”. Una volta accettato il fatto che non sarebbe mai stata una giocatrice “veloce”, ha cominciato a fare il suo giocose ha sfruttare le sue armi e soprattutto a non sentirsi depressa ogni volta che si spostava male. Da quel giorno è partito l’allenamenti con Mara che ha capito che doveva lavorare sulle sue caratteristiche vincenti: capacità di anticipo e visione di gioco. Caratteristiche che le hanno permesso di giocare ad ottimi livdll con giocatrici molto più veloci di lei.

Sia chiaro, non sto dicendo che non bisogna lavorare sulle proprie debolezze con tutto l’impegno possibile, a che occorre accettare la nostra realtà e lavorare con essa.