E’ MEGLIO NON PENSARE (coach Gianpaolo Coppo)

OGNI ALLENATORE SA CHE E’ MEGLIO EVITARE CHE IL PROPRIO GIOCATORE RIFLETTA TROPPO MENTRE GIOCA.

I  COACH PROFESSIONISTI NON DANNO MAI CONSIGLI TECNICI DURANTE IL MATCH, MA PARLANO DI TATTICA E FIDUCIA.

Se andiamo a vedere un torneo di livello basso vedremo tanti maestri che danno consigli di tutti i tipi ai propri allievi: “prepara prima”, “stai basso”, “prendi la palla più avanti”, ecc…Tutti consigli giusti, ma che portano il proprio giocatore a pensare a quello che deve fare. Poi andiamo un torneo di livello assoluto, magari Internazionali d’Italia, vedremo la stragrande maggioranza degli allenatori, durante le partite, osservare in silenzio in silenzio i propri giocatori; magari fare qualche gesto per tranquillizzarli o caricarli e non dare consigli tecnici, e non  solo perché è vietato. Interessante sentire alla televisione i consigli che danno gli allenatori quando vanno in campo per assistere la giocatrice. Difficile che diano consigli tecnici, di solito parlano di tattica, di atteggiamento e di fiducia. Ogni allenatore sa che è meglio evitare che il proprio giocatore pensi mentre gioca.

Michelangelo Dell’Edera mi ha chiesto di tenere alcune lezioni ai corsi per Tecnico Nazionale. Il tema che ho scelto riguarda il ruolo del “PENSIERO” nel tennis. Ho indiziato il mio intervento ponendo ai tecnici che mi ascoltavano un indovinello: immaginate la scena finale di un film western, soprattutto i classici. Duello finale; si fronteggiano il “buono” e il “cattivo”, il “cattivo” estrae sempre per primo la pistola e il “buono” è sempre più veloce. chiedo il perché e ognuno dice la sua: perché nell’economia del film deve vincere il buono, perché al cattivo vengono i sensi di colpa, o altro.

Negli Stati Uniti hanno fatto una ricerca: hanno preso una serie di persone con tempi di reazione simili; li hanno dotati di puntatori laser per poter verificare chi era più veloce nel far fuoco e gli hanno divisi in due gruppi. Un gruppo doveva estrarre per primo. I risultati della ricerca hanno confermato la realtà del cinema. Erano più veloci quelli che estraevano dopo. Tutto questo con una percentuale significativa. La spiegazione non ha niente di psicologico ma riguarda il modo in cui viene trasmesso il movimento. Se estraggo prima vuol dire che decido di estrarre, possiamo dire che voglio fare un certo movimento, che è poi estrarre le pistola. Nell’altro caso io guardo il mio avversario e reagisco a un suo movimento. NON AGISCO MA REAGISCO. In questo caso la trasmissione del movimento dal cervello al braccio è molto più rapida, segue vie diverse. Qualche cosa di simile capita se mentre guido decido di frenare o passa un gatto e freno d’istinto. QUANDO FRENO D’ISTINTO I MIEI TEMPI DI REAZIONE SONO MOLTO PIU’ RAPIDI.

Penso che in ogni sport, ma anche nel suonare uno strumento o nel praticare roccia o funambolismo, ai massimi livelli deve essere presente solo il corpo, non il pensiero.

Prima di insegnare tennis insegnavo scienze motorie di una certa complessità a bambini che min avevano acquisito l’uso del linguaggio e che quindi avevano un quoziente intellettivo bassissimo. Questo implicava che min potevo spiegare loro quello che dovevano fare, ma dovevo seguire altre strade. Un mio maestro di livello assoluto diceva: “Se i bambini piccoli imparassero a camminare, quando già sanno parlare, l’umanità camminerebbe storta. Per fortuna imparano in maniera completamente naturale, con il loro corpo che si auto regola in maniera autonoma senza nessuno che gli insegni e senza che loro pensino a come fare”.

(Il Tecnico Nazionale Gianpaolo Coppo è responsabile del settore agonistico del C.S. Plebiscito di Padova, www.2001teamtennisacademy.it)