“SENTIRE” i propri piedi (di Giampaolo Coppo)

LAVORARE A PIEDI SCALZI VUOL DIRE LAVORARE PER RENDERE I PIEDI “INTELLIGENTI”. PERCHE’ L’INTELLIGENZA “FISICA” E’ AMPIAMENTE CORRELATA ALLA CAPACITA’ DI “SENTIRE” MENTRE AGIAMO.

Lo scorso mese ho detto che i movimenti nel tennis seguono una “catena cinetica” che inizia dai piedi e finisce nella mano. Ho parlato di una sorta di molla che il giocatore di livello carica e poi lascia andare. Il movimento parte dal piede e dalle caviglie, passa alle ginocchia, bacino, scapole, mano.
Nel lavoro parto dai piedi.
Ero a Montecatini e i miei ragazzi stavano giocando un satellite: Davide, un ragazzo di grandissimo talento, aveva perso al primo turno. Rovescio bellissimo, gran tempo sulla palla, ma rendimento molto basso in rapporto alle sue qualità. Non si allenava con noi e mi chiese di provare a lavorare insieme. Gli dico: “vieni domattina alle otto”. Non fa obiezioni. Ho verificato in seguito la sua passione e la sua voglia di lavorare e di imparare. Ci riscaldiamo.”Proviamo a togliere le scarpe”. Uno sguardo perplesso. ” Non mi faccio male?”. “Non ti preoccupare. Ti dico io come fare. Mia rete e ti do la palla comoda, in modo da non farti fare movimenti bruschi o recuperi. Cerca un modo di muoverti in cui ti senti comodo, fai finta di giocare a bacchettoni sulla spiaggia. Sopratutto se mi sbaglio e tiro la palla troppo lontano, non fare uno scatto in recupero, se dai un colpo di tallone forte sul terreno ti puoi far male.”
“A che serve?”. “Tu gioca, a che serve me lo spiegherai dopo aver giocato se lo avrai capito.”
All’inizio comincia a muoversi con un po’ di timore. Piano piano si scioglie, trova centralità ed equilibrio. E’ l’unico modo per giocare senza scarpe senza avere fastidio. E’ molto più attento del solito, perché se non vede la palla presto e non si piazza perfettamente non può giocare.
“Non è difficile, la palla cammina, la sento bene”
“Hai capito a cosa serve?” Si mette a pensare.
“Non voglio che pensi. Riproviamo in palleggio da fondo. Se è ovvio a cosa serve me lo dici. Non voglio che ci ragioni e trovi una risposta con il cervello. Se lo senti bene, se non ti accorgi bene lo stesso.” Dopo qualche altra palla si ferma. “Sento meglio il terreno e i piedi. E’ come se partecipassero al colpo. Sopratutto vedo molto prima la palla”.Ora basta, rimettiamo le scarpe. prima togliti la terra da sotto il piede e massaggiateli con una palla. Ora ti chiedo un lavoro un po’ più difficile. Devi cercare di giocare a piedi scalzi con le scarpe.” “Mi stai prendendo in giro?” “Assolutamente no. Se dovessi firmare un documento indossando dei guanti da sci, terresti la penna in maniera assolutamente delicata, cercando di sentire quello che fa la mano, le sensazioni di ritorno del tuo movimento. Se non fai così non riesci a scrivere il tuo nome, faresti solo degli sgorbi. In poche parole cerca di sentire i tuoi piedi e il terreno. Non è facile perché le scarpe attutiscono le sensazioni, rendono sordi e “stupidi” i tuoi piedi. Dimentica i colpi e cerca di sentire i piedi, interiorizzati su di loro”
Così abbiamo iniziato a lavorare insieme. Ogni volta che D. ha lavorato a piedi scalzi è riuscito a stare completamente nella situazione. Come se il corpo sapesse che non poteva “compensare eventuali errori e dunque si programmasse prima.
Alleno ed ho allenato tutti i miei giocatori a piedi scalzi. Alcuni di loro hanno fatto dei set a piedi scalzi, solo quelli ordinati mentalmente perché dovevano capire quando erano in recupero e sarebbe stato rischioso fare uno scatto muovendosi senza elasticità.
L’unica che non si è allenata in questa modalità è stata Mara, per problemi oggettivi, e le è dispiaciuto, almeno così ha detto in più occasioni.                                                                                 Lavorare a piedi scalzi vuol dire lavorare sul rendere i piedi “intelligenti”.
L’intelligenza “fisica” è ampiamente correlata alla capacità di “sentire” mentre agiamo. Questa capacità in automatico fa si che la nostra azione sia precisa e coordinata. Un esempio: stiamo guidando in autostrada e affrontiamo una curva. Sterziamo e in maniera del tutto inconsapevole in ogni istante della curva facciamo con le mani dei piccoli aggiustamenti . Se per curiosità teniamo le mani ferme vedremo che andremmo probabilmente a sbattere o almeno rischieremmo.. Durante ogni azione, mentre agiamo il flusso delle sensazioni di ritorno regola il nostro modo di agire. Per questo sarebbe difficilissimo fare azioni precise con guanti che ci tolgano sensibilità. Se dovessimo provare a firmare un documento indossando guanti da sci prenderemmo la penna in maniera delicatissima, sforzando di sentirla nella mano , se no faremmo sgorbi incomprensibili. Le nostre mani sono comunque intelligenti, perché sono abituate a compiere azioni “senza guanti”, libere. Immaginiamo che fin da neonati ci avessero costretto a portare guanti (l’equivalente delle scarpe per i piedi) molto spessi, che limitassero fortemente la capacità di sentire delle mani in ogni situazione. Sicuramente le nostre mani sarebbero diventate “stupide”. Penso che questo è quello che accade ai nostri piedi, che pure hanno una potenziale “intelligenza” notevole. Non è un caso che persone che hanno perduto l’uso della mani, hanno imparato a scrivere, persino a pitturare anche molto bene usando i piedi.
Qualche esempio. Abebe Bikila, etiope, nel 1960 ha vinto a Roma la medaglia d’oro della maratona correndo scalzo, i kenioti migliori del mondo negli 800 metri, si sono allenati scalzi una vita. La scelta di correre scalzi sicuramente non era stata tecnica, non avevano i soldi per comprarsi le scarpe da bambini e il modo di correre è restato. Se corro scalzo o la mia corsa è perfetta, fluida, elastica in ogni istante o mi faccio male, a piedi scalzi le scarpe mi “proteggono” dai miei errori. A questo punto sarebbe interessante fare un discorso importantissimo sui plantari, ma non è questo il momento.
Nel 91 abbiamo giocato 5 tornei in India, tornei poveri. C’erano i raccattapalle, ovviamente scalzi. Raccoglievano le palle da terra con i piedi, sapevano fare tutto con i piedi. Da noi alcuni bravi psicomotricisti insegnano ai loro pazienti a raccogliere oggetti da terra con i piedi, e sembra una cosa difficilissima. Magari il talento calcistico che avevano i brasiliani è derivato dal fatto che nelle favelas da bambini giocavano a piedi scalzi, magari non è così ma mi fa piacere pensarlo.
Un ultimo episodio. qualche anno fa ho ricevuto la telefonata di un allevatore di cavalli da corsa. Non so come aveva saputo di come lavoravo e mi ha invitato a vedere come allenava i suoi puledri. Non li ferrava, perché diceva che i ferri cambiavano loro la postura rendendo più facili i problemi muscolari e peggiore l’ andatura. E’ stata una giornata interessante.